SULLA STESSA STRADA DI TRUMP
Nella prima mattinata del 19 marzo, in Turchia, Erdogan ha fatto arrestare Ekrem İmamoğlu, Sindaco di Istanbul, e leader dell’opposizione. La polizia turca ha arrestato il Sindaco nell’ambito di una maxi-indagine su legami tra corruzione e terrorismo. İmamoğlu è uno dei leader del principale partito di opposizione al Presidente Erdogan, il Partito Popolare Repubblicano (CHP).
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Secondo quanto riportato dall’agenzia stampa turca, Anadolu, sono stati emessi mandati di arresto per altre cento persone. La polizia per scongiurare eventuali proteste dei sostenitori del Sindaco arrestato ha provveduto a vietare ogni manifestazione pubblica a Istanbul per quattro giorni. In un post pubblicato sul suo account İmamoğlu si è “affidato” non solo ai 16 milioni di cittadini residenti a Istanbul, ma anche agli 86 milioni di cittadini della Turchia e a tutti coloro che sostengono la democrazia e la giustizia in tutto il mondo, aggiungendo che “la volontà del popolo non può essere messa a tacere tramite intimidazioni o atti illeciti“.
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Il Presidente del CHP, Özgür Özel, ha rincarato la dose, sostenendo che “attualmente c’è un potere che impedisce alla nazione di scegliere il prossimo Presidente“, definendo la detenzione di İmamoğlu, come “un tentativo di colpo di Stato contro il nostro prossimo Presidente“. “Ancora una volta, un attacco alla democrazia in Turchia. Condanniamo quanto sta avvenendo, in queste ore, in Turchia con l’arresto di İmamoğlu, e il divieto di manifestare il proprio dissenso” afferma in una nota la delegazione del PD al Parlamento europeo.
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In migliaia a Istanbul e nel paese sono scesi in piazza per protestare contro l’arresto, e alle primarie del CHP 15 milioni di persone, nonostante l’arresto, lo hanno votato come candidato Presidente.
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Il partito socialista europeo ha indicato in Erdogan il responsabile, condannando in una nota il tentativo di mettere a repentaglio la candidatura presidenziale del Sindaco di Istanbul. Il Presidente del CHP ha annunciato domenica sera che 15 milioni di cittadini hanno votato a favore del Sindaco İmamoğlu, per cui ha affermato che “si rendono inevitabili le elezioni anticipate per la nomina del Presidente della Repubblica“. Lo vogliono decine di milioni di persone, che soffrono per l’oppressione del governo, per l’economia in rovina e l’illegalità diffusa.
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L’arresto e la detenzione preventiva del Sindaco di Istanbul hanno scosso i rapporti diplomatici tra la Turchia e la Grecia, con Atene che ha annunciato il rinvio dell’incontro che già era previsto tra i leader dei due paesi. Il Primo Ministro greco Mitsotakis ha sollevato preoccupazioni per l’arresto di İmamoğlu durante l’ultimo vertice dell’UE a Bruxelles, mettendo in guardia da un regresso democratico in Turchia. “La Turchia, almeno sulla carta, è un paese candidato all’UE e aspira a stabilire relazioni più strette con l’Unione. Ovviamente, quanto sta accadendo mette a rischio anche l’adesione all’UE“.
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Cosa risponde Erdogan alle accuse che gli sono state rivolte? Il rais può fare ciò che ha fatto anche grazie al sostegno che arriva da Washington. Ieri, 24 marzo, il rais ha fornito con grande risalto il resoconto di una telefonata con il leader americano definita “promettente e cordiale“, mentre la polizia in sei giorni ha arrestato 1100 persone a Istanbul, Ankara e Smirne lanciando in piazza lacrimogeni e proiettili di gomma contro i manifestanti nella stragrande maggioranza pacifici. Gli atenei sono in fermento e hanno annunciato il boicottaggio delle elezioni, sit-in di protesta e raduni, mentre molti professori hanno dimostrato la loro solidarietà agli studenti.
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Forte dell’appoggio USA, Erdogan alza il tiro: “uno spettacolo teatrale“, accusando di nuovo i manifestanti di essere “terroristi di strada” e non lascia scampo alcuno. “È chiaro che alla principale opposizione non si può affidare il compito di gestire lo Stato“. A rispondere alle falsità diffuse da Erdogan ci pensa il Presidente del CHP che ha convocato una nuova convention il 6 aprile proprio per scongiurare quella che descrive come una “macchinazione“. L’Europa è in imbarazzo, ma tace, perché ha bisogno di Erdogan nella partita ucraina e per la sua sicurezza sul fronte orientale. Il CHP ha molti voti, ma pochi alleati, per cui sarà dura la battaglia per la nomina del nuovo Presidente.
Marzo 2025
Avv. Eugenio Oropallo