MA NOI NON CI SAREMO
“Una piazza per l’Europa“. È questo l’appello lanciato da Michele Serra per una grande mobilitazione nazionale. “Qui si fa l’Europa o si muore“. Una prospettiva così generica troverà certamente l’adesione di larga parte di cittadini – ma l’idea dell’Europa promessa dai padri fondatori non ne esce affatto rafforzata.
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Molte sigle hanno dato la propria adesione, ma vi sono state già delle defezioni. Dopo qualche tentennamento anche il Segretario della CGIL Landini ha deciso di aderire alla manifestazione spiegando, in un lungo comunicato alla stampa, che qui richiamiamo in parte, le ragioni di questa scelta: la CGIL intende contrastare l’iniziativa della Commissaria europea Von der Leyen che ha deciso il riarmo generalizzato delle singole nazioni evitando così il voto in Parlamento. Il Sindacato non può accettare che l’unica idea di Europa, che hanno in mente tutti i governi dell’Unione, sia la corsa agli armamenti che è un tragico errore. ” Le sfide e gli avvenimenti di questi anni stanno mettendo in discussione l’esistenza stessa dell’Unione Europea che sta dimostrando tutta la sua impreparazione e debolezza di fronte alle complessità del nostro tempo.”, “L’Unione Europea o è per la pace, i diritti e il lavoro o non è”, “rifiutiamo un’idea di Europa che agisce come se la guerra fosse uno strumento giusto di regolazione dei conflitti”. “So ben, – conclude Landini nel suo comunicato – So bene che non ci sarà un unico punto di vista in quella piazza ma proprio per questo sento il dovere di portare quello per cui da sempre la Cgil è impegnata e [..] saremo in piazza anche con le bandiere della pace. Costruire la pace non è un lavoro facile, e il confronto democratico anche aspro ne è parte essenziale “.
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Se il Sindacato CGIL ufficialmente ha deciso di aderire a questa manifestazione, non bisogna dimenticare che alcune frange del Sindacato come Sinistra Sindacale ha deciso di non aderire ritenendo che non esiste una astratta idea di Europa che valga più della pace. In realtà, l’appello all’unità dell’Europa che caratterizza la manifestazione del 15 marzo è distante dall’idea di Europa che il mondo sindacale ha cercato di far vivere in questi anni. La manifestazione del 15 non promuove un’Europa diversa da quella bellicista, rappresentata dalle dichiarazioni di Ursula Von der Leyen e di Macron che nelle scelte della Commissione UE prepara l’economia di guerra.
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In effetti gli ultimi sviluppi della situazione non fanno che confermare l’impegno di appoggiare l’Ucraina non per una giusta pace, ma con il ricorso ad una più impegnativa partecipazione del conflitto. Con grande soddisfazione di quanti con la guerra si arricchiscono, come le imprese del settore militare i cui profitti continuano a crescere in misura esponenziale, a scapito di un maggiore investimento nel settore scolastico e della sanità pubblica. Il messaggio, dunque, di questa confusa manifestazione resta quello dell’allargamento del conflitto ucraino a tempo indeterminato. Allo stesso tempo l’intervento dei Paesi dell’UE e dell’imperialismo americano a favore dell’Ucraina nasconde un silenzio assordante sulle sofferenze di un popolo indifeso – quello di Palestina – cui rivolgiamo tutta la nostra solidarietà, per ridare dignità a questo popolo che ancora vive sotto la minaccia delle bombe di Israele e a rischio di scomparire dalla faccia della terra. Un vero e proprio genocidio.
Marzo 2025
Avv. Eugenio Oropallo