ENNESIMO CASO DI MALASANITÀ IN SICILIA
Sono diversi mesi ormai che Trapani, in Sicilia, è al centro di un grave scandalo sanitario scoppiato a causa dei pesanti ritardi nell’elaborazione dei risultati degli esami istologici necessari per diagnosticare la presenza di un tumore.
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La vicenda è venuta alla luce dopo la denuncia di un’insegnante di 56 anni che ha atteso otto mesi per conoscere l’esito di un esame istologico. Quando, dopo numerosi solleciti, ha finalmente ricevuto i risultati il suo tumore era ormai arrivato al quarto grado e aveva già sviluppato metastasi.
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Quando lo scandalo è esploso – dopo due mesi – il direttore generale dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Trapani (ASP) ha inizialmente minimizzato la gravità del problema, dichiarando che i test in attesa fossero solo 244. Pietosa menzogna! Perché i test in attesa erano più di 3300, con ritardi che andavano oltre gli 8 mesi, per cui spesso i pazienti hanno ricevuto la diagnosi troppo tardi per poter intervenire efficacemente.
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L’Assessore regionale alla Sanità inizialmente ha negato di essere a conoscenza dell’arretrato, sollevando l’indignazione pubblica dopo la diffusione di un documento ufficiale dell’Assessorato Regionale alla Sanità del 9 gennaio che dimostrava come la crisi fosse nota ben prima che esplodesse lo scandalo.
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Ad alimentare ancora di più l’indignazione è stata la scoperta che l’ASP ha continuato a stanziare fondi per promuovere la propria immagine, spendendo circa centomila euro per sponsorizzare sagre locali mentre trascurava i servizi sanitari essenziali. È solo un caso di malasanità? È molto di più, tenendo conto che molto spesso la vita di un paziente è legata alla rapidità della diagnosi. È davvero criminale che i responsabili di questo scandalo abbiano ignorato del tutto le attese dei pazienti ammalati.
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Un’inchiesta è stata avviata dal Governo centrale il quale ha inviato degli ispettori che hanno già evidenziato ritardi, omissioni, informazioni e comunicazioni tardive come principali criticità. L’Assessorato Regionale della Salute ha proceduto alla sospensione del direttore della ASP e promosso un procedimento di decadenza nei suoi confronti.
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Sul piano politico il Capogruppo del M5S, pur prendendo atto della sospensione, ha accusato la Regione Sicilia di un clamoroso e inaccettabile ritardo dei referti istologici, tanto più che il manager di FdL è stato messo su quella poltrona proprio dall’attuale Presidente della Regione. Anche Cristina Ciminisi in un suo intervento all’Assemblea regionale si è indignata esclamando “dov’era l’Assessorato Regionale alla Salute, quando i primi allarmi sono stati lanciati? Perché il Presidente Schifani non ha agito prima evitando che i cittadini diventassero vittime di un sistema allo sbando?“.
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Anche il Segretario regionale PD ha dichiarato che la vicenda è ben lontana dall’essere chiusa: “temiamo che, al di là di annunci e promesse, vi possano essere ulteriori sviluppi, denunciando che i ‘manager’ della Sanità sono stati piazzati lì per mera gestione del potere a tutto danno della salute dei siciliani. Un fallimento politico, gestionale e di risultati, di cui – conclude – il Presidente della Regione primo responsabile“.
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La situazione sanitaria in Sicilia, tuttavia, non si limita al caso di Trapani. Numerosi rapporti e denunce evidenziano una crisi sistematica: carenza di personale medico e infermieristico, liste d’attesa interminabili e strutture ospedaliere inadeguate in alcune province come Enna e Trapani, con migliaia di pazienti che attendono interventi chirurgici e referti istologici per mesi, e conseguenze spesso drammatiche. Per risolvere la crisi sanitaria sull’isola vanno adottate misure concrete per garantire il diritto alla salute dei cittadini. La Sanità pubblica, pilastro fondamentale del benessere sociale, non può più essere lasciata in balìa di inefficienze e ritardi.
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Ritorna prepotentemente, a nostro avviso, l’ipotesi di rimettere il Servizio Sanitario Nazionale nelle mani di una struttura centrale funzionante – sia perché il diritto alla salute dei cittadini non può essere affidato a mani inesperte sia per controllare la gestione dei fondi previsti per la sanità nelle regioni del Sud, che spesso non indicano come siano utilizzati. Così è accaduto che ben tre miliardi di euro previsti in bilancio per la Sanità siano stati dirottati per realizzare il sogno del ponte sullo Stretto di Messina.
“Non c’è più tempo: dobbiamo salvare la Sanità pubblica“, ha dichiarato Silvio Garattini, uno dei sostenitori della nascita del SSN. C’è qualcuno disposto a ricordarlo a questo governo e a tutto il Parlamento? O dobbiamo scendere ancora una volta in piazza per far valere i nostri diritti?
Aprile 2025
Avv. Eugenio Oropallo